Il Duomo di Ravello
C’è un luogo, nel cuore di Ravello, dove spiritualità, storia e arte si incontrano in un’atmosfera sospesa nel tempo. È il Duomo, conosciuto anche come Basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone, che domina la scenografica Piazza Vescovado e rappresenta uno dei monumenti più importanti e affascinanti dell’intera Costiera Amalfitana.
Le origini del Duomo risalgono all’XI secolo. Con l’istituzione della diocesi di Ravello nel 1086, si avviò contestualmente la costruzione di una nuova cattedrale sul modello dell’Abbazia di Montecassino, voluta dal primo vescovo Orso Papice, con una struttura a tre navate scandite da un doppio colonnato, transetto, cripta sottostante ed absidi estradossate. Nel corso del tempo l’edificio fu sottoposto a diversi interventi e rimaneggiamenti, che ne hanno modificato in parte l’aspetto originario. Dal punto di vista architettonico mostra infatti molte fasi edilizie.
La sua semplice ed elegante facciata, dal candore quasi luminoso, accoglie i visitatori invitandoli a scoprire i tesori custoditi al suo interno. L’ingresso è preceduto da una breve scalinata e presenta tre portali, tra i quali spicca quello centrale in bronzo. Realizzato nel 1179 da Barisano da Trani, il portale è composto da 54 formelle raffiguranti santi, scene della Passione e altri elementi decorativi. È dei più interessanti esempi di arte medievale presenti nella cattedrale e un dettaglio che merita di essere osservato con attenzione prima di entrare.
Varcata la soglia, l’atmosfera cambia. La semplicità dell’esterno lascia spazio a un ambiente ricco di testimonianze artistiche, nel quale convivono elementi medievali e interventi realizzati nei secoli successivi. Tra le opere di maggior rilievo ci sono i due amboni a intarsi marmorei: quello detto dell’Epistola, fatto eseguire nella prima metà del XII secolo dal secondo vescovo della diocesi Costantino Rogadeo, sul quale è raffigurato l’episodio biblico del profeta Giona e del mostro marino; e quello del Vangelo, realizzato nel 1272 dallo scultore Nicola di Bartolomeo da Foggia e impreziosito da splendidi mosaici. Lungo le pareti si conservano inoltre frammenti di affreschi originari e straordinarie testimonianze scultoree che raccontano la lunga storia dell’edificio.
Sul lato sinistro dell’altare maggiore si apre la Cappella di San Pantaleone, che fu edificata nel corso del XVII come voto della città al santo patrono, in seguito al terremoto provocato dall’eruzione del Vesuvio del 16 dicembre 1631. Al suo interno, un dipinto seicentesco del pittore genovese Gerolamo Imperiali rappresenta il martirio del santo, legato a un albero d’ulivo con al fianco il maestro Ermolao. Sotto la tela, racchiusa in un reliquiario d’argento dorato, si trova l’ampolla con il sangue di San Pantaleone, che si liquefà ogni anno il 27 luglio, giorno del martirio: un evento che richiama fedeli e curiosi da tutta la costiera.
Nella cripta e in un locale nei pressi della navata destra è allestito il Museo del Duomo, dove sono conservate urne cinerarie, sarcofagi, sculture, manufatti argentei e ornati lapidei, che provengono da arredi marmorei non più esistenti. Spiccano in particolare il busto di Sigilgaita Rufolo del XIII secolo, i resti del ciborio (quattro architravi, due capitelli, tre colonnine, l’aquila di San Giovanni e l’Agnus Dei), un pluteo musivo, “il Falconiere”, il busto-reliquiario di Santa Barbara e un pastorale settecentesco decorato con una statuetta raffigurante il martirio di San Pantaleone.