I piatti di Carnevale in Costiera Amalfitana

Il carnevale in Costiera Amalfitana porta con sé divertimento, colori e allegria, ma è a tavola che la festa raggiunge il suo culmine. In questo periodo dell’anno, la gastronomia locale si fa protagonista, raccontando storie di convivialità e identità territoriale. Le preparazioni nascono da gesti antichi, tramandati nel tempo, e valorizzano ingredienti genuini che rispecchiano l’anima della costiera. Tra vicoli, case e tavole imbandite, il cibo diventa un linguaggio comune, capace di unire generazioni e comunità, celebrando la gioia dello stare insieme e il legame profondo con il territorio e le sue tradizioni più vere e sentite.

E ora, scopriamo insieme i piatti che rendono unico il carnevale in Costiera Amalfitana!

Il migliaccio praianese

Foto © Il migliaccio praianese di Gelsomina Fusco – Resportag

Il migliaccio praianese è la versione salata del classico migliaccio dolce. Si tratta di una sorta di frittata di pasta mista (ziti lunghi, mafaldine o trenette) arricchita con semolone, sugna, uova, mozzarella o caciocavallo fresco, caciotta di pecora o pecorino grattato, salsiccia affumicata, pepe, cannella e sale. Gli ingredienti raccontano da soli la sua natura di piatto povero, capace di evocare i sapori e gli aromi di una volta. Spesso questi erano ingredienti che avanzavano o di scarto dei giorni precedenti. Le sue origini risalgono addirittura al periodo medievale. Il nome deriva dall’ingrediente della ricetta originale, la farina di miglio, sostituita oggi dalla semola di grano duro. In latino “miliaccium” indicava infatti il pane fatto con il miglio. Preparato con amore in tutte le famiglie della costiera, il migliaccio è il protagonista indiscusso del carnevale, gustato sia caldo che freddo.

Le lasagne al forno

Le lasagne al forno sono un piatto sostanzioso e gustoso, tradizionalmente preparato il martedì grasso per celebrare l’ultimo giorno di carnevale. Rispetto a quelle emiliane, la versione campana non contempla l’utilizzo delle paste all’uovo e ha un ripieno più ricco. Combinano strati di pasta fresca con un saporito ragù di pomodoro, fiordilatte, ricotta, salsicce, polpettine e, a piacere, uovo sodo, salame napoletano o piselli. Anche se la ricetta può variare da famiglia a famiglia. Le sue origini sono antichissime: già Marco Gavio Apicio, nel ricettario “De Re Coquinaria” (I secolo d.C.), parlava di un piatto chiamato “lagana” preparato con sfoglie di pasta alternate ad una farcia di carne. Piccola curiosità: le lasagne erano uno dei piatti preferiti di Ferdinando II di Borbone, figlio di Francesco I, che per questa sua passione si era guadagnato dal padre il soprannome di “lasagnone”.

I piatti a base di maiale

Durante i festeggiamenti carnevaleschi, la carne suina rappresenta da sempre un ingrediente fondamentale nelle tradizioni gastronomiche della costiera. Le varie parti del maiale possono essere utilizzate in diverse ricette. Tra le preparazioni più caratteristiche ci sono le polpette di carne macinata. Dorate e invitanti, sono protagoniste del ripieno delle lasagne in formato ridotto ma diventano anche il secondo piatto per eccellenza sia in bianco che al sugo. Un’altra pietanza tipica del carnevale è la gelatina di maiale, in dialetto “Ilatina ‘r puorcu”, che è, sostanzialmente, un brodo di carne condensato, in cui i pezzi di carne vengono tenuti insieme dalla gelatina prodotta dal collagene naturale che alcune parti del maiale rilasciano durante la cottura. Infine il sanguinaccio, una crema a base di cioccolato, latte e sangue di maiale, che fa parte delle antichissime ricette popolari carnascialesche e che oggi, per motivi di carattere igienico, viene preparato in una variante che non prevede l’utilizzo del sangue di maiale.

Le chiacchiere

Le chiacchiere sono il dolce carnevalesco per antonomasia. Diffuse in tutta Italia, assumono nomi diversi a seconda della regione: “bugie” in Piemonte e Liguria, “cenci” in Toscana, “cioffe” in Abruzzo, “frappe” nel Lazio, “intrigoni” in Emilia-Romagna, “galani” in Veneto, ecc. Hanno una consistenza ed una forma particolari: tenere e friabili, sono tagliate irregolarmente a strisce e intrecciate tra loro in vario modo. La pasta delle strisce è composta da zucchero farina, acqua, uova e un vino liquoroso (o, in alternativa, qualche spruzzo di liquore Strega). Dopo la frittura in abbondante olio, vengono servite con una generosa spolverata di zucchero a velo. La loro tradizione risale a quella delle “frictilia“, i dolci fritti nel grasso animale che nell’antica Roma venivano preparati durante i Saturnali, una festa molto simile al carnevale odierno.

Le zeppole

Assieme alle chiacchiere, nel vassoio dei dolci non possono mai mancare le zeppole (anche se sono reperibili durante tutto l’anno). Da non confondere con le zeppole di San Giuseppe, sono ciambelle fritte a base di patate, profumate di agrumi e ricoperte di zucchero, che in costiera assumono un sapore particolare grazie all’uso dei limoni locali. All’esterno risultano croccanti, mentre all’interno restano soffici. L’arrivo delle zeppole in Campania si fa risalire al periodo della dominazione austriaca. Sono infatti una rielaborazione dei krapfen tedeschi, piccoli impasti fritti ripieni di confettura.